venerdì 7 maggio 2010

William Gibson

Neuromante è il libro per antonomasia degli anni 80.Un pochettino difficile combinarsi con la trama che si ingarbuglia mano a mano e che si inviluppa attorno ad INVERNOFREDDO che assieme al protagonista Case costituiscono il fulcro del plot. Molto interessanti risultano a mio avviso tutte le descrizioni degli interni degli appartamenti/loculi e qualche sprazzo di poetica descrizione metropolipaesaggistica. Anche in mezzo alle pause nei tempi morti del racconto, l'autore sembra volerci dimostrare di credere nella poesia inserendo diversi moduli di espressione che richiamano un "certo" tipo di lirismo personale commisto sempre però a slang, terminologia ipertecnologica mista a conoscenze settoriali come ad esempio l'armamentario e il mondo ninjia.Un libro che svetta di novità e che determina quei climi da "ormai"postmodernismo,  che piomba come un vero e proprio "a ciel sereno nel lampo di una brutta illuminazione grigia alla TRON", suggellando così una nuova (neo-pop-meta)-arte letteraria detta ciberpunx che và a spogliarsi là dove lampade a gas lo rendono possibile ma non sicuramente a Preganziol e comuni italiani affini, dove possono trovare impiego parecchi disadattati, diseredati, alienati e troll non virtuali. Se avessi il modo di girarne un corto lo ambienterei cronologicamente nell'odierna Sanbughè.

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