Questo libro edito da Fandango ripropone un lavoro di Andrea Pazienza del 72 quando era in terza liceo.
La prefazione curata da Fernanda Pivano (R.I.P), cita Pazienza e Pier Vittorio Tondelli e parla del primo come "forse"dell'artista simbolo del movimento del 77, convalidando quindi in parte,ciò che il secondo ne pensava: ovvero che Pazienza fosse il Joyce del fumetto italiano.
Ora, dato per iscritto che tra i due non sia mai corso buon sangue visto che per motivi che dal punto di vista sessuale avevano opinioni divergenti, si evince dal proseguo in apertura del volume che la parabola "Pazienziesca" vienga conclusa nel momento in cui i contestatori passano ad uno status di spettatori.
A mio avviso, se non si può essere d'accordo con la constatazione che Andrea abbia fatto molto semplicemente" la fine del sorcio che satollo di croste e di formaggio se la ride vedendo il gatto esaurito"visto che è diventato il simbolo e la bandiera di una generazione, che se non altro ha avuto il pregio di aver "continuato nel bene come nel male ma anche oltre"quella arraffona e che ora riveste cariche e ruoli di potere e che è stata il vero fallimento di motti quali-( siamo realisti vogliamo l'impossibile)- : quella del '68.
Ma ormai chi è che potrà spiegare alla Pivano che i poeti beat, non erano solo ed esclusivamente quelli che lei "sponsorizzava" e che ci faceva conoscere nelle sue innumerevoli e quanto mai famose
prefazioni?
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